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Paola Marangon
L'Artista

Nata a Treviso nel 1956, vive e opera a S.Alberto di Zero Branco (TV), autodidatta ha all’attivo numerose mostre tra cui: Treviso, Udine, Vicenza, Padova, Venezia, Lucca, Roma. Sulla sua opera hanno scritto su quotidiani e riviste: S. Bolzan, O. Campigli, V. Cracas, D. Guerra, V. Magno, R. Nesi, G. Niero, L. Pianca, P. Rizzi, O. Stefani

La pittura di Paola Marangon rientra perfettamente in una linea trevigiana che privilegia il dato naturalistico, investendolo di una segreta e suggestiva vitalità. Quella stessa vitalità che ritroviamo in certi racconti di Comisso o in certe sue pagine dove l'ambiente delle campagne e delle colline venete rivive in termini di una ritro­vata armonia tra l'io e il mondo.

Cresciuta a S.Cristina di Quinto, Paola Marangon vive e opera da molti anni, nella vicina frazione di S.Alberto di Zero Branco. La sua vocazione originaria, quindi, continua a svilupparsi a contatto con un paesaggio semplice e tranquillo, scandito dal tra­scorrere dei giorni e delle stagioni, con il loro mutare di luci, di colori, di lavori nei campi compiuti dai contadini come un rito anti­co e solenne. Non a caso il mondo delle campagne e delle colline trevigiane costituisce l’humus che caratterizza l'intera produzione pittorica dell'artista, anche quando affronta il tema della "natura morta", e non solo, ovviamente, per un bisogno quasi ancestrale di aderire ad un ambiente amato come sostanza ideale della propria esistenza, ma anche per esprimere, attraverso la pittura, una poeti­ca testimonianza di un felice incontro tra natura e cultura. Una cul­tura meditata sulle proposte di alcuni artisti trevigiani (Barbisan, Nesi, Angelo Gatto, Bonaldo e forse anche Coletti) e fatta propria, grazie ad una sensibilità permeata da solitarie meditazioni liriche, spesso venata da una candida e poetica nostalgia. E' abbastanza facile notare che certi impasti materici delle opere della Marangon, ricordano il magistero stilistico di Barbisan, men­tre l'insistenza su certe tonalità di colori chiarì può richiamare le esperienze pittoriche di Angelo Gatto e di certe opere di Nando Coletti. Tuttavia il sottofondo di delicatezza agreste, sospesa tra intuizione sentimentale e spontanea ricerca formale, appartiene solamente al dato caratteriale e alla personalità artistica della Marangon. Per tali ragioni la sua pittura appare un documento visi­vo che possiede il dono di una autentica "innocenza creativa": vale a dire quel dono che il Pascoli assegna all'occhio del "fanciullino", capace di osservare le cose del mondo con candore aurorale, come se fossero viste e scoperte per la prima volta nella loro essenza poetica.

OTTORINO STEFANI