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«...una luce chiara avvolge i volumi di una natura silenziosa; oltre il tempo nello spazio misterioso dell’arte essa vive una seconda vita e i colori si accordano con i bianchi splendenti: fiori, frutti, vasi, bottiglie diventano poetiche figure umane, parlano tra loro...
...le distese dei campi e case innevate; il verde tenero delle primavere, il colore della luce estiva e il giallo dorato dell’autunno». (Ottorino Stefani)


«...dolcezza di toni, armonia costruttiva, freschezza di tocco unita ad una lucida compostezza formale. Questi i dati che emergono immediatamente nella sua arte che interpreta finemente le suggestioni della natura con il rigore della forma e allo stesso tempo con l’entusiasmante esperienza istintuale del colore. Questo felice connubio viene condotto con coerenza attraverso l’interpretazione dei temi visti e amati rivisitati con un animo che esalta la bellezza del soggetto». (Gabriella Niero)


«...con il suadente gioco delle luci che “accendono e smorzano” le volute tonalità delle ricercate ed amalgamate mescole cromatiche, Paola Marangon “accorda” la dolcezza stemperata in una armonica e naturale composizione con il rigore della forma nelle distese campiture sia nella rappresentazione dei verdi campi, delle innevate case, degli usati oggetti,della rigogliosa o deperita frutta, delle cose di ogni giorno; di esse riesce ad evidenziare gli aspetti che comunicano la malia per i suscitati ricordi, per gli inespressi desideri, per le assonanze fantastiche od oniriche.
I colori dei fondi ne stagliano i primi piani e conferiscono rilievi plastici che fanno emergere, in quanto rappresentato, illusorie volumetrie rese quasi palpabili.


E’ la sua una sinfonia tonale che per l’esperienza maturata riesce a trasmettere ed a far percepire una crescente montata di pulsanti emozioni: sono quelle che permettono alla fruizione di far intravedere l’inconsueta vitalità delle sue “nature morte”». (Vito Cracas)


«...una pittura ricca di atmosfera che l’artista ha coltivato e perfezionato unendo l’innata sensibilità per le forme e il colore alla tecnica. Un modo di interpretare la realtà che di volta in volta si arricchisce di nuove suggestioni suggerite, dalle ore, dalle stagioni, dalla luce, ma anche dagli stati d’animo. Una tappa di quel percorso di approfondimento che nell’arte, quella vera, non ha fine». (Vittoria Magno)


«...l’artista trevigiana interpreta magistralmente, con notevole competenza sia cromatica che formale, agresti paesaggi e nature inanimate. Sono figurazioni lontane dal caos e dal frastuono di una modernità distruttiva, vicine a una realtà naturale, dove i silenzi, i profumi, i frammenti di fuggevole tempo diventano linfa vitale. L’artista ferma con incommensurabile dolcezza immagini di pacato equilibrio donandoci istanti di sensibilissima e raffinata poesia». (Gianluigi Guarnieri)


«...armonia di colori e ricerca di delicatezze “atmosferiche”, ciò avviene sia nelle nature morte così ben orchestrate, sia nei paesaggi soffusi di dolce tonalismo». (Paolo Rizzi)


«...una pittrice che nei suoi splendidi dipinti racconta, con profondo amore per la natura, la nostalgia delle cose da lei viste attraverso i sentimenti dell’anima. Ci delizia, con il suo raccolto intimismo, di atmosfere dolcemente sublimate dal colore e dalla luce in un canto poetico». (Orfango Campigli)


«...ci sono operazioni stagionali che non si usano più. Sono scomparse nelle abitudini casalinghe. E naturalmente restano sui quadri, che sono i documenti a futura memoria. Come le composizioni in punta di millimetro di Paola Marangon, una pittrice che potrebbe essere il braccio operante, l’illustratrice pittorica del lento, ma inesorabile, cambiamento dell’immagine casa. Marangon è, in effetti, una sorta di portatrice dell’immagine di sintesi dei luoghi vissuti e dipinti. Ne è la testimonial.
Nelle sue opere lo Spazio, come nella realtà fisica dei luoghi ritratti, è condotto a pura entità ortogonale e il Tempo è una valenza meramente evocativa, mnemonica.
Questo metrismo suadente, che si accompagna ad una distribuzione quasi diafana e sempre diversa dalle tonie, rende – semmai fosse possibile – ancora più atemporale l’assunto visivo.
Paola Marangon ne sublima con garbo il concetto estetico-strutturale, attraverso una degnazione pacata lievissima, accompagnando i campi di profondità del colore con una definizione quasi fisica, vera, ma tenue, delicatamente cromata nel trompe-l’oeil del portato ambientale. Ne nasce sulla tavolozza una scala di colori non colorati o almeno non coloranti: graduanti tutti in una patina di grigio spento o di purezza mnemonica (quasi una ritrovata simbolica verginità) del bianco degli oggetti e delle cose di casa». (Donat Conenna)